lunedì 7 settembre 2020

L'installazione "Opus" alla mostra "Unbreakable: Woman in Glass"

Installazione "Opus " di Lolita Timofeeva

Ma non mangiare dell’albero della scienza del
bene e del male; poiché in qualunque giorno tu
ne avrai mangiato, morirai di morte.
(Genesi, cap. II, 17)


L’installazione “Opus” può avere diversi livelli di lettura, quello più immediato  suggerisce la visione dell’albero sradicato che giace per terra - il geroglifico del corpo sofferente dell’umanità - è una metafora di ciò che sta succedendo ora nel mondo, rappresenta la nostra vulnerabilità. Gli alambicchi di vetro trasparente si nutrono della linfa dell' albero della vita ed è un messaggio di speranza.  È la trasmutazione attraverso un’esperienza dolorosa e attraverso una conoscenza nuova della fragilità del nostro pianeta, della nostra civiltà.
E qui possiamo approfondire i significati dal punto di vista alchemico: l’immagine rimanda allo stadio iniziale del Magistero – la nigredo – stadio che rappresenta le difficoltà che l’adepto deve superare durante il suo viaggio iniziatico all’interno di se stesso per scoprire la "aurea apprehensio", cioè la conoscenza salvifica.
In alchimia l’albero è un simbolo femminile: affonda le sue radici nella terra e proietta i rami come le braccia nel cielo, unisce il cielo alla terra, il sacro al profano, il visibile all’invisibile. È associabile al potere generativo femminile della terra e del cosmo, poiché, come l’albero, il cosmo si rigenera incessantemente ed è sorgente inesauribile di vita, rappresenta la forza universale.
È l’albero di Sophia o Sofia (dal greco σοφία) -  la sapienza (dal latino sapientia, derivato di sapiens -entis «sapiente, saggio»), è un concetto filosofico che presuppone il possesso teorico di approfondita scienza e capacità morale di saggezza.
L’albero è la Regina e gli alambicchi - gli Adepti - sono in atto di suggere, dal seno della Regina, il “latte della conoscenza”.
Gli alambicchi hanno la funzione di distillare -nel senso allegorico  e spirituale- il nostro tempo, purificare il valore della nostra  vita, aiutarci nella ricerca dello “spirito puro”, ovvero scoprire la quintessenza delle cose, trasformare la nostra mente in oro.
L’alchimia è una vera e propria filosofia di vita, è un’ideologia della salvezza e della libertà ed è un sistema di pensiero ottimista: la debolezza dell’alchimista costituisce la sua forza,  il non raggiungere mai la sua meta dà la misura dell’ambizione dei suoi sogni.

La mostra è a cura di Nadja Romain e Koen Vanmechelen
è visitabile fino al 7 gennaio 2021
alla Fondazione Berengo Art Space
in Campiello Della Pescheria, Fondamenta dei Vetrai, Murano (VE)




martedì 4 agosto 2020

Guttuso a Noto. L’uomo che sognava di unire la verità con la bellezza e il comunismo con l’arte



di Lolita Timofeeva

Lo rivela l’esposizione “Io, Renato Guttuso” allestita nella splendida cornice dell’Ex Convento di Santa Chiara a Noto, l’odierna sede del Museo Civico. La mostra, organizzata da Sikarte e curata da Giuliana Fiori, chiuderà i battenti l’11 ottobre.
Attraverso le trentaquattro opere selezionate, lo spettatore è invitato a seguire il percorso dell’artista siciliano e a scoprire passo dopo passo il suo animo, per conoscere le diverse sfaccettature della sua ricca personalità, a volte contraddittoria. Antifascista impegnato in politica e amante della bella vita, generoso ma anche geloso di ciò che aveva conquistato, da uomo del sud, attaccato alle proprie radici e nello stesso tempo aperto al mondo. Esuberante e curioso, ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca di verità e alla loro rappresentazione.
Nato a Bagheria nel 1911, successivamente si trasferì a Palermo e poi a Roma e a Milano ma non dimenticò mai la sua Sicilia, la luce e i colori di questa terra si rifletteranno sempre nelle sue opere. Si formò artisticamente sul modello delle correnti figurative europee, influenzato da artisti come Courbet, Van Gogh e Picasso, con  una forte infatuazione, a volte contrastata, per tutto ciò che rappresentava l’Unione Sovietica, dove si recò diverse volte come esponente del Partito Comunista italiano.
Nel 1948 in Polonia, durante il Consiglio Mondiale della Pace a Wroclaw, Guttuso stringe amicizia con Il'ja  Ėrenburg, un noto giornalista e scrittore sovietico, con il quale condivide  un’ammirazione incommensurabile per Picasso ed il proposito di assegnare all'artista spagnolo il Premio Lenin, essendo entrambi membri della giuria del  premio destinato alle figure politiche filo sovietiche oppure agli artisti stranieri cosiddetti “progressisti”. Ma quest’idea, sostenuta anche da Aragon e Neruda, fu contrastata da altri membri del Comitato che  ritenevano Picasso amorale. Riuscirono a realizzare il loro piano solo nel 1962. Nello stesso anno Guttuso fu eletto membro onorario dell'Accademia delle arti dell'URSS diretta allora da A.M. Gerasimov che odiava Picasso. Solo l’impegno sociale nella pittura di Guttuso e la sua appartenenza al Partito Comunista Italiano impedì a Gerasimov di ribaltare il risultato delle elezioni.
Nonostante la grande differenza di età, il rapporto con l' amico scrittore durerà fino alla fine della vita di Ėrenburg, che scrive nel libro di memorie “Uomini, anni, vita” (1961) riferendosi al suo viaggio in Italia nel 1949, a cui partecipò anche Picasso:
“Guttuso è un uomo di passioni, un vero uomo del sud. Ancora oggi è alla ricerca di sé stesso: vuole unire la verità con la bellezza e il comunismo con l'arte che ama; mi domandava con esaltazione di Mosca e con devozione ammirava Picasso; dipingeva grandi tele su temi politici e piccole nature morte”.
Esattamente queste piccole nature morte, come anche i rigorosi limoneti, i paesaggi con gli ulivi – il suo espressionismo mediterraneo - erano i più apprezzati  in Unione Sovietica. Proprio la sua sicilianità aveva fatto breccia nel cuore dei russi.
Guttuso era visto in Unione Sovietica come un divo venuto dall’occidente, era ammirato per la sua ricca personalità esplosiva e perché era sincero e diretto.

La prima mostra di Renato Guttuso a Mosca è stata possibile cinque anni dopo la morte di Stalin con l’arrivo di Krusciov e la destalinizzazione. Il Museo Puskin di Mosca gli dedicò un’importante retrospettiva nel ’61.
Lo scrittore ViktorNekrasov ricorda così un suo colloquio informale con Guttuso in quell'occasione:
 “... Abbiamo parlato in una strana mescolanza di russo, francese e italiano. Il motivo principale dei suoi attacchi era: perché  stiamo mentendo così testardamente in tempi così feroci. Sui giornali, nei libri, alle riunioni. Non avevo gli argomenti per difendermi, quindi sono passato a un contrattacco.
- Sono un semplice membro del partito, - mi sono giustificato - tu invece sei un amico di Togliatti, il membro del Comitato Centrale del più grande e influente Partito Comunista nel mondo occidentale. E tutto ciò che stai dicendo ora dovrebbe essere detto non a me, ma a Brèžnev.
 Guttuso scoppiò a ridere: - Figurati, hai trovato con chi parlare ...
Allora non fate i ruffiani con lui! - urlai - E quando venite ai nostri congressi, tagliate la testa al toro! Ma in somma, parliamo meglio dell'arte. – avevo smussato”.

Nella Russia di allora le sue grandi tele con numerose figure - espressioni di temi politici - erano ritenute non sufficientemente di sinistra anche perché gli esponenti del Partito Comunista Italiano all'epoca erano accusati di revisionismo.  E c’era anche chi nell'ambiente dell’arte storceva il naso perché Renato non era in linea con la scuola accademica: i principi del realismo socialista erano inflessibili.
E’ emblematico il ritratto di Guttuso realizzato da Pavel Korin nel 1961 (Museo Russo, Pietroburgo) che lo raffigura  sullo sfondo di una sua natura morta con un cesto di vimini piuttosto che sullo sfondo di una sua tela "politica".
Nel 1972 gli viene dedicata una mostra all’Accademia delle arti di Mosca.
Un testimone dell' evento, Andrey Evplanov (scrittore e giornalista russo) così lo descrive:
“La mostra di dipinti di Guttuso, che ebbe luogo nelle sale dell'Accademia delle arti dell'URSS, divenne per me una finestra verso l'Italia. C'erano pochi quadri, e tutti si sono fusi in un'unica immagine per me - qualcosa di leggero, luminoso, eccitante. C'erano pochi visitatori alla mostra. E quelli che arrivarono rimasero perplessi a lungo davanti al dipinto "I funerali di Togliatti". Tra coloro che salutavano per  l'ultimo viaggio il leader dei comunisti italiani, l'artista ha più volte raffigurato lo stesso Togliatti, se stesso e un sacco di cloni di Lenin. Successivamente, questa trovata è stata ampiamente utilizzata da Glazunov, popolando densamente le sue creazioni con personaggi riconoscibili”.

Ma torniamo alla mostra siciliana che ripercorre tutte le tappe della sua creatività. Tra gli olii e i disegni possiamo scoprire Guttuso uomo, artista, intellettuale, politico e scenografo.
L’esposizione del Museo Civico di Noto inizia con il dipinto “L’aranceto” del 1957, che sembra  star  lì ad introdurre, ad annunciare allo spettatore la "sicilitudine" che percepirà aggirandosi tra le opere di Renato Guttuso, quella condizione esistenziale e metafisica che trapela da ogni sua tela.
Potrete ammirare il coloratissimo studio per il famoso dipinto “Vucciria”: “La cassetta con peperoni e melanzane” del 1974, un dipinto che nella mostra vive di propria luce.
E poi le opere dedicate all'universo femminile come espressione di quiete - “Mimise che dorme” del 1941, un toccante ritratto della moglie Maria Luisa Dotti - ma anche alcuni nudi conturbanti dedicati  alla sua musa Marta Marzotto.
“La visita di Dürer” è la fusione perfetta tra presente e passato, un convivio tra l’arte e il cinema rappresentati da Dürer e da Marlene Dietrich, con le mani di Guttuso che fanno gli  onori di casa offrendo un dolce siciliano.
E la “Eruzione dell’Etna” con le persone-ombra che ammirano il lento movimento di fiumi di magma incandescente, il dipinto che sembra dialogare con i reperti archeologici della Noto Antica distrutta dal terremoto, esposti nella sala, in un intimo memento mori.

Museo Civico di Noto - Ex Convento di Santa Chiara

27 giugno - 11 ottobre 2020.
Visitabile tutti i giorni dal lunedì alla domenica.
Informazioni
SIKARTE - www.sikarte.it
+39 334 199 9072
Ufficio Stampa  
Valentina Barbagallo
349 84 71 800

domenica 29 marzo 2020

Quarantena 2020


È curioso: questo disegno lo avevo preparato per fare gli auguri di buon 2020. Non vi sembra una famiglia in quarantena?
Tanti anni fa avevo iniziato a fare gli auguri di Natale e di Buon Anno ai miei amici con un disegno, tant’è che è diventata una tradizione.  Dopo aver esaurito i segni dello zodiaco cinese che si basa su un ciclo di 12 anni, ad ognuno dei quali è associato ad un animale, ho cominciato ad usare o il tema del progetto sul quale stavo lavorando, oppure sperimentavo qualche tecnica nuova. Così è accaduto anche per il 2020.
Volevo semplicemente raffigurare (come augurio) una famiglia unita, con le radici forti, invece avevo raffigurato la quarantena.

lunedì 23 marzo 2020

È il virus?

“È il virus?” di Lolita Timofeeva, cm.80x60, alchid su tela, 2004
“State a casa e divertitevi! La morte nera fugge dalla musica e dall’allegria”.
È la citazione dal film “Avicenna” di  Kamil Jamatov (1956) che descrive un’epidemia di peste.
Avicenna sottolineava lo stretto rapporto tra emozioni e salute, e riteneva che la musica ha effetti importanti sullo stato del paziente.
“È il virus?” è un dipinto del 2004 al quale sono molto affezionata e lo tengo in casa. Mi sono resa conto che è diventato attuale oggi nel 2020 durante la pandemia di coronavirus.