martedì 12 gennaio 2021

Lolita Timofeeva. Il matrimonio della Sirena


Il matrimonio della sirena di Lolita Timofeeva, tecnica mista su carta, foglia d'oro, 1997

Delle volte, spulciando tra le vecchie carte, faccio delle scoperte curiose che mi aiutano ad ordinare le mie idee e ad analizzare il mio percorso creativo.  Questa volta ho trovato un qualcosa che conferma le potenzialità del nostro inconscio ed è un lavoro su carta dal titolo “Il matrimonio della Sirena” del 1997.  L’intenzione di allora era di raffigurare lo sposalizio con l’Arte, una sorta di nozze mistiche che uniscono le energie divine creative e creatrici, raffigurate dal cuore infuocato con l’occhio che vede tutto, con le energie terrene, rappresentate dalla figura femminile che però assume le bizzarre sembianze della sirena, con riferimento all’acqua. L’acconciatura della sposa è adornata dalla luce dorata intensa e circoscritta. Tutti questi elementi ora mi portano a pensare non solo all’unione degli opposti ma ai princìpi che regolano i significati fondativi della cultura alchemica: l’unità cosmica e il principio dell’eterno femminino, la mutazione come elevazione, cosicché la luce dorata intorno al capo della sposa rappresenta “l’oro della illuminazione mistica”. Così descrive la sirena Basilio Valentino nel suo “Azoth”: “Io sono Dea di grande bellezza e di nobile stirpe, nata dal nostro Mare, e circondo il mondo intero. Sempre in movimento, spando dalle mie mammelle il Latte ed il Sangue. Cuocili entrambi, fino a convertirli in Oro ed Argento, ad ogni altro metallo superiori: io rendo molto ricco colui che mi possiede“. 

Foto - ispirazione
Esattamente vent’anni dopo “Lo sposalizio con l’Arte”, nel 2017, grazie alla mostra che ho realizzato a Napoli al Castel dell’Ovo, sono tornata all’archetipo della sirena, ma in modo più consapevole, ed ho scoperto tante cose interessanti. La serie di opere su carta “Metamorfosi della sirena” è un racconto della trasformazione iconografica in uno spazio temporaneo della sirena da donna-uccello a donna-pesce ed è un omaggio a Parthenope. Nell’opera di Omero le sirene si lasciarono morire perché il rifiuto di Ulisse era per loro insopportabile: tra queste creature incantevoli e terribili c’era anche Parthenope. Il mare trasportò il suo corpo sullo scoglio di Megaride dove oggi sorge Castel dell’Ovo. Da qui il nome Napoli – città partenopea, un’etimologica che mi affascina tanto.

Metamorfosi della sirena di Lolita Timofeeva, tecnica mista su carta, 2017

Da millenni in diverse culture del mondo l’immagine della Sirena – archetipo femminile primordiale probabilmente nato nell’immaginario maschile, alimenta le fantasie lusingando gli uomini sulla loro capacità di decifrare quel grande mistero che è l’universo femminile in tutta la sua complessità, in cui coesiste il mistero della maternità, il desiderio sessuale, la potenza dell’eros, la seduzione, la fierezza di essere donna. Le sirene incarnano la frustrazione dell’uomo per l’incapacità di entrare nella mente della donna e il terrore di essere soggiogato a causa dell’attrazione erotica esercitata dall’essere femminile.  Lo si può osservare nelle rappresentazioni medievali delle sirene, quando prima erano raffigurate come arpie suscitando attrazione e repulsione, poi si sono evolute e le zampe da uccello sono diventate due code ma in un atteggiamento tentatore ed aggressivo: il loro canto è seduzione, sopraffazione e morte. La metamorfosi della sirena va di pari passo con l’evoluzione dell’uomo, con i cambiamenti culturali, religiosi e sociali. La fase successiva è una sirena più ingentilita, con le cosce unite e le due code attorcigliate con grazia – rappresenta la seduzione, il rischio e l’avventura.  E poi finalmente la sirena come è rappresentata nei miti moderni – con una coda sola, ma sempre suadente – che incarna voluttà e tormento, piacere e crudeltà, il terrore di essere trascinati negli abissi del mare stretti in un abbraccio dolce e letale.