domenica 7 aprile 2013

Perché è morto Bigas Luna

Bigas Luna dipinto da Lolita Timofeeva, 2000









Ieri, 6 aprile 2013, è stata una delle poche giornate di sole di questa primavera. Per me è stata una buia giornata di sole,  perché è morto Bigas Luna.
Mi è tornato in mente un giorno piovoso dell’ottobre 2000. Sono partita da Valencia per raggiungere una piccola località sul mare (Denia), dove un regista spagnolo, il grande Juan José Bigas Luna, stava girando il suo film “Son de mar”. Durante il viaggio, di un’ora circa sotto il diluvio, ho visto una Spagna per me inedita: un paesaggio minaccioso e surreale in cui montagne rocciose spuntavano in mezzo ai nuvoloni. Le piantagioni di arance e di mandarini affioravano dall’acqua come fossero in una risaia e l’acqua ribolliva intorno alle radici traboccando nelle strade. In questo scenario inconsueto, nel quale la forza della natura prendeva il sopravvento, soltanto il colore arancione degli agrumi e la conversazione in lingua spagnola, a bordo del piccolo pullman, mi riportavano alla realtà mediterranea. Viaggiavo con alcuni giornalisti di Barcellona e Madrid.
Per prima cosa ci siamo fermati sul set. In un grande capannone erano stati allestiti alcuni ambienti d’interni per il film. Era l’ora della pausa-pranzo e siamo stati accolti a tavola dalla troupe insieme a tutto il cast, dopodiché è arrivato il regista, come sempre vestito tutto di nero, con atteggiamento eccitato.
Finito il pranzo, per un paio d’ore abbiamo assistito alle riprese, dopodiché Bigas Luna si è concesso per le riprese di un video che stavo realizzando per una mia mostra a Bologna. Poi ci siamo dati appuntamento in albergo per la conferenza stampa, alla quale avrebbe fatto seguito una cena:  immancabilmente a base di aglio, l’ingrediente preferito da Bigas Luna.
La conversazione che riproduco è stata registrata durante la cena.
- Tu, che cosa vuoi mangiare? Un po’ di prosciutto? Il prosciutto ti va? E l’aglio? Ti piace l’aglio? Aglio con l’olio? Ti piace la carne? Qui fanno la castillar di cordero. O merluzzo al forno, molto buono.
- Cos’è “castillar?
- E' la costoletta d’agnello. Molto buona.
- Allora sei pronto per l’intervista? Raccontami la trama del film.
- E' la storia di una donna che si innamora di un uomo e l’uomo si innamora di lei. Dopo un po’  quest’uomo si sente prigioniero e vuole partire, ma la donna rimane incinta, e quindi si sposano. Lui è un professore di letteratura e parla sempre del mare. E così. un giorno parte, sparisce e muore. Lei, di conseguenza, si sposa con un altro uomo. Con un uomo molto diverso. È un uomo che vive con i piedi per terra. Un uomo d’affari al quale piace guadagnare tanti soldi. E, quando si sposa con l’uomo nuovo, scopre che l’uomo precedente non era morto. Il mare lo aveva restituito alla terra. Allora… il resto non te lo racconto, perché devi andare a vedere il film. È una questione di uomini ed è molto bello perche la donna trasforma il suo primo uomo in amante. Lo chiude in un appartamento, fa l’amore con lui e va via.
- E' ambientato nei giorni nostri?
- Si, nel 2000
- Contiene una forte carica erotica come altri tuoi film?
- Sì, c’è erotismo. Non so vivere senza erotismo, senza cibo che è  vita, la cosa più meravigliosa che abbiamo.
- Realizzando un film ti immedesimi in qualcuno dei personaggi?
- Sì, sempre. Mi sono immedesimato in tutti i personaggi dei miei film. In questo film mi immedesimo nel personaggio femminile, Martina.
- Dopo aver realizzato il film in costume “Volaverunt” come è stato il passaggio a questo film così diverso? È stato difficile?
- No no! È stato molto gradevole, perché un film in costume è molto costoso, molto lento da preparare. È stata un’esperienza che mi è piaciuta molto, ma è un’altra cosa. Il film che sto facendo ora è come un regalo. Tutto sembra molto più facile. Posso pensare come se io fossi un personaggio, mi sto divertendo molto.
- E' tratto da un libro?
- Sì, da un libro che ha vinto il premio Alepguard. Lo scrittore si chiama  Manuel Vicent, lo amo molto perché è amante del Mediterraneo come me. Parla sempre dell’aglio, delle olive, del mare. Il libro si intitola “Son de mar”.
- Che struttura narrativa hai dato a questo film?
- Molto realistica.
- Nel film “Volaverunt” c’è sempre un ritorno al passato...
- L’esperienza di “Volaverunt” mi è piaciuta tanto. Ho narrato una storia del passato mettendo la gente di oggi in un’altra epoca, con un certo ritmo, con le cadenze più lunghe. “Volaverunt” è un film da guardare, “Son de mar”  da vivere. Penso che “Volaverunt” sia un film “da riserva”. Come posso spiegare in italiano? È come un vino. Ci sono vini normali e quelli “da riserva”. Per me “Volaverunt” è un film da riserva.
- Qual è il tuo prossimo progetto?
- E' una cosa autobiografica. Il film si chiamerà “I cuori incrociati”. È una storia d’amore tra due coppie, ed è molto bella… Ecco, arrivano i grandi attori.
Arrivò a questo punto il protagonista maschile di “Son de mar” ed era lo stesso che aveva interpretato Godoi in “Volaverunt”, e pure il ruolo del fidanzato della protagonista del film “Jamon jamon”.
Mi presentò dicendo: “Questa è Lolita Timofeeva, una pittrice lettone che fa anche la giornalista, vive in Italia.ed ha fatto anche un mio ritratto”. Poi aggiunse: “Anche lui dipinge”. L’attore ribatté: “Si, è stato Bigas a stimolarmi a dipingere ed è una cosa impagabile. Riesco a rilassarmi e ad esprimermi dopo un giorno di lavoro sul set. Non mi considero un pittore, ma dipingere è una cosa importante per me in questo momento”.
- Sono tutti spagnoli gli attori di questo film?
- Si, Jordi Molla, Leonor Watling, Eduard Fernandez.
- Il diluvio di questi giorni ha influito sul vostro lavoro?
- Sì, abbiamo dovuto cambiare l’ambiente, ma sono difficoltà alle quali siamo abituati.
- Riesci a dipingere in questo periodo?
- Sì sì, è una cosa che mi gratifica tanto. Lo faccio di notte, dopo il lavoro sul set, l’ho fatto anche questa notte.
Bigas Luna l’ho poi incontrato in diverse occasioni, come è accaduto a Ferrara in occasione della sua mostra di pittura e l’ho visto felice nell’ammirare un’esposizione d’arte, costituita da opere delle quali era l’autore. Oppure a Trieste, sul set del film “La cameriera del Titanic”, mentre lavorava sfidando un vento tagliente.
Tutto ciò che faceva mi dava l’impressione che lo facesse per gioco, come fosse un bambino carico di anni, perché la sua regola prima era il divertirsi. Il risultato che voleva conseguire aveva la sua importanza, ma con un ruolo secondario. Ciao, Bigas!

Lolita Timofeeva con Bigas Luna a Tarragona, 2000

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