martedì 4 agosto 2020

Guttuso a Noto. L’uomo che sognava di unire la verità con la bellezza e il comunismo con l’arte



di Lolita Timofeeva

Lo rivela l’esposizione “Io, Renato Guttuso” allestita nella splendida cornice dell’Ex Convento di Santa Chiara a Noto, l’odierna sede del Museo Civico. La mostra, organizzata da Sikarte e curata da Giuliana Fiori, chiuderà i battenti l’11 ottobre.
Attraverso le trentaquattro opere selezionate, lo spettatore è invitato a seguire il percorso dell’artista siciliano e a scoprire passo dopo passo il suo animo, per conoscere le diverse sfaccettature della sua ricca personalità, a volte contraddittoria. Antifascista impegnato in politica e amante della bella vita, generoso ma anche geloso di ciò che aveva conquistato, da uomo del sud, attaccato alle proprie radici e nello stesso tempo aperto al mondo. Esuberante e curioso, ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca di verità e alla loro rappresentazione.
Nato a Bagheria nel 1911, successivamente si trasferì a Palermo e poi a Roma e a Milano ma non dimenticò mai la sua Sicilia, la luce e i colori di questa terra si rifletteranno sempre nelle sue opere. Si formò artisticamente sul modello delle correnti figurative europee, influenzato da artisti come Courbet, Van Gogh e Picasso, con  una forte infatuazione, a volte contrastata, per tutto ciò che rappresentava l’Unione Sovietica, dove si recò diverse volte come esponente del Partito Comunista italiano.
Nel 1948 in Polonia, durante il Consiglio Mondiale della Pace a Wroclaw, Guttuso stringe amicizia con Il'ja  Ėrenburg, un noto giornalista e scrittore sovietico, con il quale condivide  un’ammirazione incommensurabile per Picasso ed il proposito di assegnare all'artista spagnolo il Premio Lenin, essendo entrambi membri della giuria del  premio destinato alle figure politiche filo sovietiche oppure agli artisti stranieri cosiddetti “progressisti”. Ma quest’idea, sostenuta anche da Aragon e Neruda, fu contrastata da altri membri del Comitato che  ritenevano Picasso amorale. Riuscirono a realizzare il loro piano solo nel 1962. Nello stesso anno Guttuso fu eletto membro onorario dell'Accademia delle arti dell'URSS diretta allora da A.M. Gerasimov che odiava Picasso. Solo l’impegno sociale nella pittura di Guttuso e la sua appartenenza al Partito Comunista Italiano impedì a Gerasimov di ribaltare il risultato delle elezioni.
Nonostante la grande differenza di età, il rapporto con l' amico scrittore durerà fino alla fine della vita di Ėrenburg, che scrive nel libro di memorie “Uomini, anni, vita” (1961) riferendosi al suo viaggio in Italia nel 1949, a cui partecipò anche Picasso:
“Guttuso è un uomo di passioni, un vero uomo del sud. Ancora oggi è alla ricerca di sé stesso: vuole unire la verità con la bellezza e il comunismo con l'arte che ama; mi domandava con esaltazione di Mosca e con devozione ammirava Picasso; dipingeva grandi tele su temi politici e piccole nature morte”.
Esattamente queste piccole nature morte, come anche i rigorosi limoneti, i paesaggi con gli ulivi – il suo espressionismo mediterraneo - erano i più apprezzati  in Unione Sovietica. Proprio la sua sicilianità aveva fatto breccia nel cuore dei russi.
Guttuso era visto in Unione Sovietica come un divo venuto dall’occidente, era ammirato per la sua ricca personalità esplosiva e perché era sincero e diretto.

La prima mostra di Renato Guttuso a Mosca è stata possibile cinque anni dopo la morte di Stalin con l’arrivo di Krusciov e la destalinizzazione. Il Museo Puskin di Mosca gli dedicò un’importante retrospettiva nel ’61.
Lo scrittore ViktorNekrasov ricorda così un suo colloquio informale con Guttuso in quell'occasione:
 “... Abbiamo parlato in una strana mescolanza di russo, francese e italiano. Il motivo principale dei suoi attacchi era: perché  stiamo mentendo così testardamente in tempi così feroci. Sui giornali, nei libri, alle riunioni. Non avevo gli argomenti per difendermi, quindi sono passato a un contrattacco.
- Sono un semplice membro del partito, - mi sono giustificato - tu invece sei un amico di Togliatti, il membro del Comitato Centrale del più grande e influente Partito Comunista nel mondo occidentale. E tutto ciò che stai dicendo ora dovrebbe essere detto non a me, ma a Brèžnev.
 Guttuso scoppiò a ridere: - Figurati, hai trovato con chi parlare ...
Allora non fate i ruffiani con lui! - urlai - E quando venite ai nostri congressi, tagliate la testa al toro! Ma in somma, parliamo meglio dell'arte. – avevo smussato”.

Nella Russia di allora le sue grandi tele con numerose figure - espressioni di temi politici - erano ritenute non sufficientemente di sinistra anche perché gli esponenti del Partito Comunista Italiano all'epoca erano accusati di revisionismo.  E c’era anche chi nell'ambiente dell’arte storceva il naso perché Renato non era in linea con la scuola accademica: i principi del realismo socialista erano inflessibili.
E’ emblematico il ritratto di Guttuso realizzato da Pavel Korin nel 1961 (Museo Russo, Pietroburgo) che lo raffigura  sullo sfondo di una sua natura morta con un cesto di vimini piuttosto che sullo sfondo di una sua tela "politica".
Nel 1972 gli viene dedicata una mostra all’Accademia delle arti di Mosca.
Un testimone dell' evento, Andrey Evplanov (scrittore e giornalista russo) così lo descrive:
“La mostra di dipinti di Guttuso, che ebbe luogo nelle sale dell'Accademia delle arti dell'URSS, divenne per me una finestra verso l'Italia. C'erano pochi quadri, e tutti si sono fusi in un'unica immagine per me - qualcosa di leggero, luminoso, eccitante. C'erano pochi visitatori alla mostra. E quelli che arrivarono rimasero perplessi a lungo davanti al dipinto "I funerali di Togliatti". Tra coloro che salutavano per  l'ultimo viaggio il leader dei comunisti italiani, l'artista ha più volte raffigurato lo stesso Togliatti, se stesso e un sacco di cloni di Lenin. Successivamente, questa trovata è stata ampiamente utilizzata da Glazunov, popolando densamente le sue creazioni con personaggi riconoscibili”.

Ma torniamo alla mostra siciliana che ripercorre tutte le tappe della sua creatività. Tra gli olii e i disegni possiamo scoprire Guttuso uomo, artista, intellettuale, politico e scenografo.
L’esposizione del Museo Civico di Noto inizia con il dipinto “L’aranceto” del 1957, che sembra  star  lì ad introdurre, ad annunciare allo spettatore la "sicilitudine" che percepirà aggirandosi tra le opere di Renato Guttuso, quella condizione esistenziale e metafisica che trapela da ogni sua tela.
Potrete ammirare il coloratissimo studio per il famoso dipinto “Vucciria”: “La cassetta con peperoni e melanzane” del 1974, un dipinto che nella mostra vive di propria luce.
E poi le opere dedicate all'universo femminile come espressione di quiete - “Mimise che dorme” del 1941, un toccante ritratto della moglie Maria Luisa Dotti - ma anche alcuni nudi conturbanti dedicati  alla sua musa Marta Marzotto.
“La visita di Dürer” è la fusione perfetta tra presente e passato, un convivio tra l’arte e il cinema rappresentati da Dürer e da Marlene Dietrich, con le mani di Guttuso che fanno gli  onori di casa offrendo un dolce siciliano.
E la “Eruzione dell’Etna” con le persone-ombra che ammirano il lento movimento di fiumi di magma incandescente, il dipinto che sembra dialogare con i reperti archeologici della Noto Antica distrutta dal terremoto, esposti nella sala, in un intimo memento mori.

Museo Civico di Noto - Ex Convento di Santa Chiara

27 giugno - 11 ottobre 2020.
Visitabile tutti i giorni dal lunedì alla domenica.
Informazioni
SIKARTE - www.sikarte.it
+39 334 199 9072
Ufficio Stampa  
Valentina Barbagallo
349 84 71 800

domenica 29 marzo 2020

Quarantena 2020


È curioso: questo disegno lo avevo preparato per fare gli auguri di buon 2020. Non vi sembra una famiglia in quarantena?
Tanti anni fa avevo iniziato a fare gli auguri di Natale e di Buon Anno ai miei amici con un disegno, tant’è che è diventata una tradizione.  Dopo aver esaurito i segni dello zodiaco cinese che si basa su un ciclo di 12 anni, ad ognuno dei quali è associato ad un animale, ho cominciato ad usare o il tema del progetto sul quale stavo lavorando, oppure sperimentavo qualche tecnica nuova. Così è accaduto anche per il 2020.
Volevo semplicemente raffigurare (come augurio) una famiglia unita, con le radici forti, invece avevo raffigurato la quarantena.

lunedì 23 marzo 2020

È il virus?

“È il virus?” di Lolita Timofeeva, cm.80x60, alchid su tela, 2004
“State a casa e divertitevi! La morte nera fugge dalla musica e dall’allegria”.
È la citazione dal film “Avicenna” di  Kamil Jamatov (1956) che descrive un’epidemia di peste.
Avicenna sottolineava lo stretto rapporto tra emozioni e salute, e riteneva che la musica ha effetti importanti sullo stato del paziente.
“È il virus?” è un dipinto del 2004 al quale sono molto affezionata e lo tengo in casa. Mi sono resa conto che è diventato attuale oggi nel 2020 durante la pandemia di coronavirus.

giovedì 18 aprile 2019

ASTA D’ARTE CONTEMPORANEA IN COLLABORAZIONE CON SOTHEBY’S


a cura di Gloria Gatti
Opere di 70 artisti a favore del progetto "MEDITERRANEO. OLTRE I MURI NELLA MENTE"

Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci
Spazio Polene, Via Olona n. 6/bis, Milano
martedì 14 maggio 2019

Programma:
18.00 Cocktail ed esposizione delle opere
18.30 Asta

Saluto di apertura  Alessandro Costacurta – Campione del calcio e collezionista
Introduce Gloria Gatti – Curatore dell’Asta
Batte l’asta Filippo Lotti – Amministratore Delegato di Sotheby’s Italia
Presiede Janiki Cingoli – Presidente CIPMO

L’Asta benefica d’Arte Contemporanea per CIPMO, giunta alla sua VII Edizione, sosterrà lo sviluppo del progetto di educazione alla cittadinanza “Mediterraneo. Oltre i muri nella mente”, grazie al quale studenti di Istituti superiori italiani dialogano, guidati dai loro docenti, con studenti di Istituti di Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo (Albania, Giordania, Israele, Marocco, Palestina, Tunisia,). Attivo già da cinque anni con Istituti superiori milanesi, nel 2019 il progetto si è ampliato sul territorio nazionale coinvolgendo anche cinque Istituti romani e altrettanti del Sud Mediterraneo.

“I muri nella mente sono spesso più difficili da rimuovere di quelli veri, perché vengono costruiti con un continuo bombardamento di messaggi, che amplificano e deformano la realtà, isolando solo quelli più negativi. Un’opera d’arte è in sé un momento di dialogo, tra l’artista e lo spettatore, tra l’artista e la sua visione del mondo, tra la realtà e la sua fantasia e creatività, mediate dal rigore e dalla professionalità di un metodo costruito negli anni. Il dialogo, la costruzione di canali di comunicazione e di comprensione dell’Altro, è d’altronde il mestiere di CIPMO, cui ci dedichiamo da trent’anni”. Janiki Cingoli, Presidente CIPMO

“Il Progetto – Mediterraneo. Oltre i Muri nella mente – è nella scuola di oggi un’occasione concreta di educazione interculturale che nasce non da riflessioni teoriche, ma da contatti e incontri reali tra giovani appartenenti a realtà, culture, stili di vita profondamente diversi. Gli studenti anche e soprattutto attraverso le difficoltà che incontrano nel percorso sperimentano la fatica dell’apertura, della costruzione e del mantenimento di un dialogo. Sono proprio questa consapevolezza e queste esperienze concrete che faranno di loro in futuro delle persone sensibili e attente a non erigere muri.”Alessandra Caponio e Adele Neri, docenti del liceo “Primo Levi” di San Donato Milanese

“Curare l’asta benefica in favore del CIPMO è per me sempre un grande onore ma soprattutto un’immensa gioia. È un’occasione che mi lascia dismettere per alcune preziose ore i miei soliti panni d’avvocato e di lavorare per l’arte nella sua più bella espressione, quella del messaggio sociale e della solidarietà che accomuna tutti coloro che partecipano alla realizzazione di questo progetto. Quest’anno ho sentito ancora più forte da parte dei nostri artisti, molti dei quali ormai sono cari amici, il desiderio di essere parte della famiglia del CIPMO che lavora da trent’anni per creare una cultura condivisa e cerca di abbattere i muri nella mente, quelli della diversità, dell’esclusione e della sottocultura attraverso la parola e l’arte. E così le nostre opere, che possono sembrare isolate, entrano in dialogo l’una con l’altra portando con sé il “senso del giusto” che è quello dell’uguaglianza, come se a vegliare su di loro e su tutti noi ci fosse il dio del “Canto della pianura” di Haruf che tutti avvolge di comunanza, gentilezza, coraggio e compassione”. Gloria Gatti, Curatrice.

Opere di prestigiosi artisti italiani e internazionali: Vittorio AMADIO, Mario ARLATI, Ugo ATTARDI, Maryam BAKHTIARI, Gianni BERENGO GARDIN, Francesca BOFFETTI, Albino Rodolfo BOFFI, Diego BOIOCCHI, Alda Maria BOSSI, Alessandro BUSCI, Carlo CALDARA, Sylvia CATASTA, Giovanni CERRI, Sandro CHIA, Gianni COLOMBO, Vanni CUOGHI, Luciano DE LIBERATO, Enrico DELLA TORRE,  Loris DI FALCO, Alessandro DI VICINO GAUDIO, Rosa Maria FALCIOLA, Benham Ali FARAHZAD, Angelo FERRILLO, Elia FESTA, Daniele FORTUNA, FRODE, Ruggero GABBAI, Giorgio GALIMBERTI, Omar GALLIANI, Leonardo GAMBINI, Salvatore GARAU, Luca GASTALDO, Luca GRECHI, Riccardo GUSMAROLI, Ali HASSOUN, Maurice HENRY, Pina INFERRERA, Emilio ISGRÒ, Margherita LEVO ROSENBERG, Lydia LORENZI, Giorgio MELZI, Maria MULAS, Isabella NAZZARRI, Izumi ŌKI, Alberto ORIOLI, Antonio PARADISO, Amato PATRIARCA, Francesco PATRIARCA, Guido PERUZ, Lele PICÀ, Tom PORTA, Tiziana PRIORI, Salvatore PROVINO, Lorenzo PUGLISI, Tobia RAVÀ, Irene ROSSI, Gala ROTELLI, Marco Nereo ROTELLI, Michael ROTONDI, Antonio SALVADOR, Stefania SANTARCANGELO, Dado SCHAPIRA, SCIMON, Tina SGRÒ, Lapo SIMEONI, Giuseppe SINISCALCHI, Fabio Rafael SOTO, Lolita TIMOFEEVA, Alessandro VASAPOLLI, Paolo VEGAS, Caterina VOLTOLINI, Giulio ZANET, Donata ZANOTTI.

Informazioni:
CIPMO – Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente
e-mail asta@cipmo.org
Tel +39 02 866 147

"Labor_alchymicus_26" di Lolita Timofeeva


lunedì 13 novembre 2017

Conferenza “Arte visiva tra esoterismo, alchimia e simbolismo”. Casina Pompeiana, Napoli

In occasione della mostra Opus Alchymicum di Lolita Timofeeva (Castel dell’Ovo, fino al 2 dicembre), il 18 novembre 2017, dopo una visita guidata alle ore 15 fatta dalla stessa artista che racconta le sue opere, alle ore 17.30, presso la Casina Pompeiana della Villa Comunale di Napoli, Maurizio Vanni e Claudio Spinelli parlano di Arte visiva tra esoterismo, alchimia e simbolismo. Il movimento dell’anima da Lascaux a Timofeeva, un’occasione per calarsi nella dimensione onirica di Lolita Timofeeva.

Cosa è un’opera d’arte visiva? È sufficiente una solida base culturale per poterne comprendere il significato? E se la percezione fosse legata alla dimensione dell’anima? E se tutte le opere d’arte contenessero riferimenti esoterici?

Questi sono solo alcuni dei quesiti che si affronteranno durante il dibattito, attraverso un racconto che prende in considerazione dimensioni percettive diverse rispetto a quelle convenzionali dei manuali di storia dell’arte. All’incontro sarà presente anche il Console Onorario della Lettonia a Napoli Roberto Berni Canani.

L’incontro del 18 novembre, inoltre, è un modo per ricordare i 100 anni di indipendenza della Repubblica di Lettonia che saranno celebrati esattamente tra un anno, il 18 novembre 2018.

Maurizio Vanni
Museologo, Critico e Storico dell’arte, specialista in Marketing museale. Attualmente è Direttore Generale del Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, Professore ordinario di Museologia e Marketing museale all’Università di Buenos Aires (Argentina), Docente di Advanced Marketing alla Facoltà di Economia di Roma Tor Vergata, Docente di Marketing delle Arti e della Cultura presso il Conservatorio Boccherini di Lucca. Curatore di eventi, tra mostre e progetti legati alla museologia e al marketing museale in oltre sessanta musei di trenta Paesi del mondo e ha tenuto conferenze, seminari e corsi di specializzazione in quaranta università internazionali. Ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni.

Maurizio Vanni
Professore ordinario di Chirurgia Pediatrica e infantile all’Università di Pisa, è appassionato di arte e di pittura, autore di opere esposte in diverse mostre personali – a Milano nel contesto dell’Expo 2015, nel Lu.C.C.A. Museum nel 2016 – e che fanno parte di importanti collezioni private.
Tiene conferenze e seminari su temi legati alle arti visive.
È Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Pediatrica e della sezione Dipartimentale Universitaria di Chirurgia Generale Pediatrica, Adolescenziale e Giovani adulti. Autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche e diversi libri.


Info: T. +39 327 597 8850   kengarags@fastwebnet.it

venerdì 27 ottobre 2017

Castel dell’Ovo di Napoli ospita l’esposizione Opus Alchymicum di Lolita Timofeeva



Dal 27 ottobre al 2 dicembre 2017 Napoli ospita l’esposizione Opus Alchymicum che porta per la prima volta nella città partenopea circa 100 opere dell'artista lettone Lolita Timofeeva. Nella splendida cornice del Castel dell'Ovo tra dipinti, disegni, sculture, installazioni e un cortometraggio il visitatore avrà modo di vivere la testimonianza espressiva di un’idea artistica nata durante un viaggio dell’artista a Napoli nel 2005. La visita alla Cappella diSan Severo fu per la Timofeeva un'esperienza unica e illuminate, tanto da avvicinarla al pensiero ermetico di Raimondo di Sangro principe di Sansevero, inventore, alchimista, letterato e geniale ideatore del tempio gentilizio.
Lolita Timofeeva è nata a Riga in Lettonia. Nel 1991 si è trasferita in Italia. Nel 1997 ha rappresentato la Lettonia, con una mostra personale, alla XLVII Biennale di Venezia. Attualmente lavora tra Bologna, Riga e Catania.

Per le celebrazioni dei 100 anni di indipendenza della Repubblica di Lettonia (18 novembre 2018) la mostra è patrocinata dall’Ambasciata della Repubblica della Lettonia in Italia e dal Consolato Onorario della Lettonia a Napoli.

Presentazione critica di: Agnisola Giorgio

Organizzata da:
Kengarags
Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

Ufficio stampa:

Sponsor:
Fondazione La Verde La Malfa - Parco dell'Arte Catania, ITALò Bologna, Occitane Voyages Bologna, Berengo Studio Venezia, Enhars Riga

Orari: lunedì-sabato 9.00-18.00, domenica e festivi 9.00-13.30
Ingresso gratuito

Informazioni e prenotazioni
T. +39 349 050 9273
T. +39 327 597 8850

kengarags@fastwebnet.it

venerdì 28 aprile 2017

Giorgio Guazzaloca. Sindaco-macellaio, orgoglioso di esserlo

Ritratto di Giorgio Guazzaloca 
dipinto da Lolita Timofeeva 

di e.m.  (da Kengarags)                                                                                      
Se ne andato mercoledì scorso Giorgio Guazzaloca, il primo sindaco non comunista di Bologna la “rossa”.
Il macellaio agli esordi della sua carriera, entrò nella storia nel 1999 quando vinse a sorpresa le elezioni, sfidando il monopolio comunista del capoluogo emiliano durato 54 anni. Un bolognese DOC, non diventò mai un “uomo del partito” pur essendo sostenuto dal centrodestra.
Amava Bologna ed era ricambiato dalla sua gente. Era stimato anche dagli avversari politici, tanto è che nel 2001 un gruppo, prevalentemente diessini o ex, gli fece un regalo particolare: commissionarono all’artista lettone Lolita Timofeeva il ritratto del primo cittadino. Il gesto provocò contrasti nel ambiente politico.
Si legge su il Resto del Carlino del 7 febbraio: “Ma che quadro divertente e - temiamo - per nulla malizioso, quello che hanno regalato ieri a Guazzaloca, per il 57esimo compleanno, gli amici della briscola. Amici storici, una nutrita pattuglia di vecchie glorie uscite quasi tutte, diritte sparate, da vent’anni e passa di storia del Pci bolognese. E già su questo si potrebbe tratteggiare tutto un mondo di consuetudini, legami e frequentazioni capace di inceppare i  fegati del intero centrodestra”.
Ma il gesto suscitò polemiche anche nella sinistra.
L’autrice della tela Lolita Timofeeva racconta:

- Al primo appuntamento con il sindaco scattai tante foto nel suo ufficio e mentre mi donava un libro sulla storia dei macellai di Bologna, intuì l’orgoglio nel suo commento, rimasi colpita. Tornai nel mio studio e sfogliando il volume vidi il quadro di Carracci “La bottega del macellaio”, così decisi di inserire nel mio dipinto il quarto di bue. Quando comunicai questa mia idea al gruppo dei committenti, fui criticata: “Devi rispettare il sindaco”. Tornai al Palazzo D’Accursio  per sentire da Guazzaloca: “Sono fiero di essere un macellaio. Proceda pure”.
So che era affezionato a questa sua immagine, teneva sempre il ritratto nel suo ufficio.

Oggi nella Sala Rossa di Palazzo d'Accursio è stata allestita la camera ardente con il picchetto d’onore. Domani alle 10.00 – la messa nella Cattedrale di San Pietro per ultimo saluto. Per la stessa giornata il sindaco Verginio Merola ha proclamato lutto cittadino.

Il gruppo di persone che festeggiarono Giorgio Guazzaloca
 nel 2001insieme alla pittrice con il ritratto sullo sfondo